Autori in soccorso

I video e/o contributi scritti degli autori del catalogo Carbonio che hanno voluto far sentire la propria presenza in questo periodo così inconsueto e difficile e che, con le loro riflessioni, ci aiutano a dare un senso agli eventi che ci hanno travolti.

 

Il filosofo sudafricano David Benatar, autore di Meglio non essere mai nati. Il dolore di venire al mondo (collana Zolle) – controverso pamphlet di orientamento antinatalista radicale che inchioda il lettore a interrogativi ultimi con cui almeno una volta nella vita molti siamo chiamati a confrontarci – interviene con una riflessione stringente e affilata sulle ricadute assunte dal maltrattamento degli animali da parte dell’uomo nell’attuale pandemia da Covid 19. In ultima analisi Benatar ammonisce che non si può nutrire un’eccessiva fiducia nella capacità umana di risolvere i problemi. Esiste un ordine di ragioni anche etiche che dovrebbero portare l’umanità a condotte diverse rispetto alle altre specie, un cambio di paradigma che non potrebbe che rivelarsi positivo da ogni punto di vista.

 

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Caitlin Doughty – autrice di Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio (Collana Cielo Stellato) – ci parla della sua esperienza come direttrice di una “funeral home” (agenzia privata di pompe funebri) in tempi di pandemia.

 

Proponiamo un brano del libro Sei malattie dello spirito contemporaneo  (Collana Zolle) in cui il filosofo rumeno Constantin Noica, fautore di una rinnovata ontologia, parla del nulla bianco della cultura, del “possibile impossibile”, dell’“immenso sudario bianco” che avvolge tutte le cose; dell’insondabile profondità dell’essere umano, di come complicazioni e dilemmi siano portatori di nuove prospettive di conoscenza, e di come sia necessario radicare la cultura nella coscienza individuale per combattere il morbo dell’“atodetia” (l’avversione e il rigetto dell’individuale) che affligge l’uomo moderno.
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Il filosofo rumeno ma americano d’adozione Costica Bradatan, autore del saggio Morire per le idee. Le vite pericolose dei filosofi (collana Zolle) – finissima e originale dissertazione attorno alla morte come strumento di pratica filosofica in pensatori lontani tra loro quali Socrate, Ipazia di Alessandria, Giordano Bruno, Thomas More, Jan Patocka, e Pier Paolo Pasolini – ci regala una riflessione quasi lirica sul bisogno imprescindibile di comunione umana, che questa pandemia ci sta brutalmente negando, contrapposta alla solitudine della morte.
«La crisi del coronavirus ci ha, ancora una volta, messo di fronte a noi stessi. Abbiamo così scoperto quanto siamo fragili. Non che servisse qualcos’altro a ricordarcelo, ma stavolta tale rivelazione è stata accompagnata da un ulteriore paradosso: persino la cosa più piccola, invisibile e impercettibile, può distruggerci. Il virus ci ha insegnato una certa umiltà. Abbiamo anche imparato quanto la nostra socievolezza possa essere una maledizione. Siamo potenzialmente soli quando veniamo al mondo, proprio come lo siamo nella morte, ma trascorriamo la maggior parte della nostra vita insieme agli altri – per l’appunto, all’interno di un gregge. Toglieteci la compagnia della gente e probabilmente finiremo per impazzire in men che non si dica. Eravamo abituati a lamentarci del lavoro, di quanto fosse faticoso, di quanto fossimo impegnati, e di quanto ci sarebbe servita una pausa. E ora che quella pausa ci è stata concessa, e pure molto lunga, la nostra inattività ci appare quasi insopportabile. Starcene seduti senza far niente ci risulta più difficile del lavoro più impegnativo al mondo. Che paradosso vivente siamo! E che seccatura!»
(Traduzione di Olimpia Ellero)

 

Oliver Langmead – autore di Dark Star (collana Cielo Stellato), un hardboiled fantasy in versi di rara finezza concettuale e stilistica – consiglia La Bellezza di Aliya Whiteley, romanzo pubblicato da Carbonio nel 2018, in cui la natura ha un grande peso, tanto che si è parlato di «de-antropizzazione della fiction». Consiglio di lettura meditato in un periodo in cui la natura sembra anelare, quanto mai prima, all’ascolto e al rispetto, e in cui la narrazione può ancora rappresentare un forte momento di comunione.

 

 

 

Jill Dawson, autrice di Un inutile delitto (collana Cielo Stellato), romanzo dalla parte delle donne che racconta di un contorto femminicidio nella Londra del 1974, ci ricorda cosa sia la violenza sulle donne nelle proprie case da parte dei propri partner.
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Julia von Lucadou, autrice de La tuffatrice (collana Cielo Stellato), ci parla di come controllo sociale e disparità economiche siano gli assi portanti della sua materia narrativa e di come, suo malgrado, la pandemia mondiale li renda ancora sempre più reali. Il suo invito a leggere per mettere distanze salvifiche dalle preoccupazioni e poter acquisire nuove prospettive d’analisi diventa un monito di speranza.

Jules Evans, autore di Estasi. Istruzioni per l’uso (collana Zolle), ci parla di come la filosofia può farsi supporto nei tempi bui.

 

Mirt Komel, autore de Il tocco del pianista (collana Cielo Stellato), parla del tatto, senso fino ad ora trascurato se non proprio snobbato in favore di interazioni social comodamente a distanza. Con il distanziamento sociale diventato realtà drammatica e cogente, il tatto torna però protagonista rimpianto.

Renato de Rosa, autore del romanzo Osvaldo, l’algoritmo di Dio – di prossima pubblicazione nella collana Cielo Stellato – di come la fantasia e l’immaginazione, derivanti dalla letteratura e dalla lettura, possano influenzare positivamente la nostra realtà.