Rassegna Stampa

27/04/2019

L’ARRIVO DELLE MISSIVE di Aliya Whiteley recensito su “il manifesto”

L'amore è uno sporco lavoro, anche quando evoca mondi altri. Così Laura Marzi: "la cifra più interessante del romanzo è questa capacità dell’autrice di non permettere al lettore di perdersi nella parte fantascientifica del racconto, che essendo solo tratteggiata genera momenti di confusione, e di saperla inserire, proprio come la roccia protagonista del testo incastonata nel corpo di un uomo, nella narrazione di traiettorie conosciute, quelle delle leggi dei padri."
27/04/2019

Anais e un popolo di indesiderabili. “il manifesto” intervista Jenni Fagan a proposito del suo romanzo PANOPTICON

Scrive Alessandra Pigliaru: "Eppure Jenni Fagan riesce a donare alla sua comunità di ultimi, marginali ed espulsi da ogni consesso sociale, una stramba visione di grazia. Loro così osservati e al contempo inguardabili, sollevano gli occhi e si accorgono che il cielo è sterminato. [...] La società del controllo che racconta Jenni Fagan è tanto punitiva quanto invischiante,tanto paranoica quanto allo sbando; [così Jenni Fagan] «è il presente a essere un panopticon. Ci mette sotto osservazione con metodi che hanno costruito un sistema disfunzionale. Dovremmo affrontare il problema apertamente»".
28/04/2019

DANILOV, IL VIOLISTA su “Il Giornale”

Quel "buon diavolo" nell'inferno dell'Urss. La recensione del romanzo di Vladimir Orlov di Felice Modica.
30/04/2019

Special PANOPTICON di Jenni FAGAN sul blog di Erika Zini – Recensione e intervista

Un sorprendente libro in bilico tra romanzo di formazione e distopia, con una protagonista originale e inaspettata, così Erika Zini sul romanzo di Jenni Fagan. La scrittrice scozzese  parla dell’idea alla base del suo potente esordio narrativo: “Tutte le strutture sociali sono progettate per perpetuare l’idea di ‘sé’ e dell’‘altro’. Il sé crede sempre di essere moralmente superiore, accettabile, ordinario. Il sé crea le condizioni attraverso le quali l’altro esiste. Il sé poi scarica tutti i suoi attributi negativi sull’altro. L’altro è lo specchio del ‘sé’ che così può mostrare ciò che ha fatto. Il sé non considera mai questa cosa, continua semplicemente a considerare ‘altro’ tutto il resto – nel tentativo di sentirsi meglio e mantenere la superiorità sociale e finanziaria. Non vuole davvero guardare sé stesso. Non si interroga sinceramente su quale sia il vero risultato delle strutture sociali che abbiamo ereditato per l’umanità, gli individui, i gruppi sociali e il pianeta”.